SPECIALE: IL BUCO NERO DELLA VIA LATTEA
La Via Lattea è il nome della galassia che ospita il nostro sistema solare. Possiamo così definirla come "La nostra galassia", la casa del nostro sistema solare che occupa un granello del suo spazio.
La Via Lattea infatti, come tutte le galassie dell'universo, ha una grandezza enormemente grande. Basti pensare che dal sistema solare al centro della galassia abbiamo una distanza circa di 26.000 ± 1.400 anni luce (7,62 ± 0,32 kpc), mentre la grandezza della galassia è di circa 100.000 anni luce.
La Via Lattea ha un'età stimata di circa 13,7 miliardi di anni e ha una forma ad aspirale barrata.
Un buco nero al centro della Via Lattea
Come la maggior parte delle galassie anche la nostra possiede un "Buco nero" di quelli Supermassicci, scoperto abbastanza recentemente.
Secondo alcuni studi questo mostro di enormi dimensioni potrebbe anche essere il risultato di un insieme di tanti piccoli buchi neri che si sono fusi l'uno con l'altro, dando vita ad un unico buco nero.
Questi piccoli oggetti avrebbero perso forza orbitando e si sarebbero fusi in un unico oggetto. Il nome dato a questo enorme buco è Sagittarius A.
Questo studio sulla fusione di tanti piccoli buchi neri è stato condotto da Roberto Capuzzo Dolcetta, del dipartimento di fisica della Sapienza Università di Roma, insieme alla Ecole Normale Superieure di Parigi.
L’identificazione di questo “mostro celeste” ha fatto vincere il premio Nobel 2020 per la fisica agli scienziati Reinhard Genzel e Andrea Ghez, che hanno effettuato misurazioni dei movimenti delle stelle nella regione centrale della Galassia così precise da contribuire a dimostrare l’esistenza di questo oggetto, molto probabilmente assimilabile a un buco nero supermassiccio.
Comportamenti strani di Sagittarius A
Anche se il buco nero della Via Lattea sembra essere apparentemente "calmo", alcuni studi hanno dimostrato che ha dei comportamenti insoliti.
Si è scoperto infatti che sembra "stia lampeggiando" in modo anomalo.
Alexis Andres ha dimostrato con il team che Sagittarius A ha dei brillamenti giornalieri. Non solo i brillamenti sono molto frequenti ultimamente ma hanno anche un comportamento anomalo.
Per arrivare a questa conclusione sono stati anallizati 15 anni di dati, in base a questi si è scoperto che ultimamente il suo "lampeggiare" è diventato molto frequente.
Per saperne di più su questi misteriosi brillamenti, il team di astronomi, guidato da Andrés, ha cercato modelli in 15 anni di dati resi disponibili dal Neil Gehrels Swift Observatory della NASA, un satellite in orbita attorno alla Terra dedicato alla rilevazione di lampi di raggi gamma.
L’Osservatorio Swift osserva i raggi gamma del buco nero dal 2006. L’analisi dei dati ha mostrato alti livelli di attività dal 2006 al 2008, con un forte calo dell’attività nei successivi quattro anni. Dopo il 2012, la frequenza dei brillamenti è aumentata di nuovo: i ricercatori hanno avuto difficoltà a individuare un modello.
All'inizio si pensava che i brillamenti fossero causati durante l'assimilazione di nubi gassose o di stelle, all'interno del buco, ma non ci sono prove che questo sia accaduto o che stia accadendo.
Recentemente scoperti filamenti magnetici intorno a Sagittarius A
I misteri intorno al buco nero della nostra galassia con il tempo aumentano, sono stati scoperti infatti mille filamenti magnetici (Inizialmente se ne erano contati solo cento).
Sono visibili grazie a degli strumenti radio che ora sono molto più precisi dei precedenti, infatti come già detto prima ne erano stati rilevati solo cento, ma con strumenti più avanzati se ne sono scoperti mille. Questi filamenti magnetici si estendono anche per 100 mila anni luce.
Nonostante siano stati rilevati non si ha ancora la possibilità di capire "cosa siano" e a cosa possano servire ne tanto meno come sono stati generati.
Ecco perché gli studi suggeriscono di studiarli come "popolazione" e non come gruppi di oggetti, questo potrebbe essere più utile e preciso nel capire la loro natura.
Secondo gli esperti è improbabile che si tratti di resti di supernovae, mentre è verosimile che siano prodotti proprio da Sagittarius A*. Tra le caratteristiche curiose vi è il fatto che si raggruppano e che in alcuni casi sono equidistanti, acquisendo una spaziatura simile a quella osservata in alcuni fenomeni associati al Sole.
È pericoloso per noi Sagittarius A?
Secondo i continui studi che tengono gli occhi puntati sul buco nero, non ci sarebbero pericoli attuali, né per noi né per la nostra galassia in quanto Sagittarius A sembrerebbe "In letargo", ovvero un buco nero non attivo.
“Ora abbiamo due ipotesi. Da una parte il Sagittarius A* potrebbe aver strappato e assorbito una parte della materia della stella S0-2, che vi si è avvicinata a maggio dell’anno scorso. Dall’altra non escludiamo che in quel momento il buco sia stato raggiunto da una parte della nube di gas G2, che si era avvicinata a una distanza pericolosa cinque anni fa”, ha affermato il dott. Tuan Do.
Ne sono un esempio evidente la stella S0-2, scoperta dagli astronomi quasi vent’anni fa, e la nube di gas G2, trovata dall’astronomo tedesco Reinhard Genzel nel 2011. Entrambi gli oggetti in tempi relativamente recenti sono passati a una distanza minima record dal buco nero e gli astronomi supponevano che ci sarebbero stati dei potenti “fuochi d’artificio” o addirittura si sarebbe verificata la morte di entrambi.
Ma queste speranze non si sono avverate. Le prime osservazioni del rendez-vous del Sagittarius A* con la stella e con la nube di gas hanno mostrato che entrambi gli oggetti sono sopravvissuti all’avvicinamento senza essere distrutti dal buco nero. Inoltre gli studiosi non hanno registrato alcuna esplosione né altri segnali che indicassero una grossa perdita di materia.
Sagittarius A è 4 milioni di volte più pesante del nostro sole, ed è circondato da decine di stelle e grosse nubi di gas che si avvicinano ad una distanza "pericolosa" senza venire "risucchiate" al suo interno. Questo rende il buco nero praticamente "inattivo", senza dare segnali di risveglio.
Probabilmente potrebbe cominciare a destare molta preoccupazione se un giorno cominciasse a risucchiare tutto ciò che gli sta vicino, in quel caso diventerebbe "attivo".
Per questo motivo si cerca di studiarlo il più possibile.
- Eyes Bio
Altre fonti:

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